mercoledì, 29 aprile 2009

Ormai questo blog procede a singhiozzi… ahimè! Avevo quasi pensato di chiuderlo, ma preferisco lasciare uno spiraglio alla mia voglia di comunicare e sapendo che forse qualcuno (mi sa che mi sto illudendo) aspetta con ansia che scriva qualcosa.

Purtroppo, nonostante tante mamme mi avessero avvertito, non avevo calcolato che il tempo da dedicare ai miei hobbies sarebbe rimasto molto scarno. All’inizio, fiera, ho cercato di dimostrare loro, ma soprattutto a me stessa, che si sbagliavano… ma poi è arrivato il ritorno al lavoro (anche se fin’ora a sprazzi) e lì veramente non ce l’ho fatta più, tra la bambina, la casa e il lavoro ho dovuto arrendermi alla stanchezza.

Ma voglio comunque mantenere questa porta aperta. Lo so benissimo che questo non è il modo di tenere un blog e molto probabilmente ne risentirà la qualità di quello che scrivo, ma voglio credere di essere ancora una donna che tra le tante cose aspira a diventare scrittrice e non solo una mamma.

Spero che chi ancora ha la forza di seguirmi e che incontrerà questo blog per caso potrà pazientare e comprendere la situazione (magari facendo il tifo per me).

A presto.

Kinsy
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categoria : varie

giovedì, 26 marzo 2009

HighlanderPubblico qui di seguito il racconto con il quale ho partecipato al concorso-gioco indetto da LauraetLory dal tema "immortalità". Aspetto di sapere cosa ne pensate, in aggiunta a quanto già commentato qui.

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Sono qui seduta nel solito caffè ad aspettarla e, neanche a dirlo, è in ritardo. Sono passati alcuni mesi dall’ultima volta che ci siamo viste. Come al solito d’altronde. La nostra amicizia è sempre stata così: a singhiozzi. Mi chiedo come sarà cambiata, perché lei cambia sempre.

Mi guardo in giro. Quando mi devo trovare con Luisa scelgo sempre questo localino, perché so di poter ammazzare il tempo di attesa  guardando tutte gli oggettini esposti in vendita, che starebbero benissimo a casa mia come soprammobili a corredo dell’arredamento, ma che purtroppo non mi posso permettere.

Ma eccola. La vedo entrare dalla porta, le sorrido. Sono felice di vederla.

Si avvicina.

Ha qualcosa di strano.

Mi alzo ad abbracciarla: <<Ciao, tesoro!>>

<<Ciao, scusa il ritardo. Ma ho trovato un traffico pazzesco. Ma sei in forma smagliante!>>

<<Anche tu hai un aspetto magnifico!>> Non posso esimermi dal dirle. In realtà non la vedo così in forma, c’è qualcosa che non mi torna.

<<Ma davvero? Lo sai quanto ci tengo al mio aspetto. Ti piace il mio nuovo colore di capelli?>>

No, non è quello che mi disturba. Ha già portato i capelli così ossigenati. Sin da ragazzine ha cercato di cambiare aspetto. Da quando sua mamma le ha dato il permesso, ovvero da quando ha accettato l’idea, dopo che si è presentata a casa con i capelli tinti, ha sempre cambiato colore e pettinatura. Poi è arrivato il momento del suo primo ritocchino… Aveva un naso aquilino. Non enorme ma aquilino ed è stata la sua tortura per anni. Non si piaceva e ne faceva una tragedia; alla fine sua nonna le ha pagato l’intervento. E poi ci sono state le orecchie troppo a sventola, le labbra troppo fini, il seno troppo piccolo… Ogni volta che la vedevo era andata a sistemarsi qualcosa.

Ordiniamo un caffè e una brioche per una e poi la incalzo: <<Allora, raccontami le ultime novità. Come sta Mirco?>>

<<Ah! Non lo sai? Non stiamo più insieme. Non mi capiva… sai pensava solo a se stesso e non gli importava nulla di me. Pensa che sono stata in ospedale…>>

<<Sei stata in ospedale? Ma potevi avvertirmi, venivo a trovarti!>> La interrompo.

<<Ah! Niente di ché! Mi sono solo fatta un lifting!>>

Ecco cos’era!

<<Avevo la faccia tutta fasciata,>> prosegue <<e non volevo farmi vedere così da nessuno. Ma Mirco mi ha solo criticata sin dall’inizio.  Insomma, non posso mica permettere che il tempo la vinca. Abbiamo una certa età e dobbiamo correre ai ripari sin da subito! Dovresti fartene uno anche tu…>> Mi sorride.

Possibile che sembri così vecchia? Insomma abbiamo solo trentacinque anni… Io non mi vedo poi così male. Anzi, meglio di come sembra lei. Non è naturale, mi fa quasi paura.

Do un bel morso alla brioche e sorridendo le chiedo: <<Ma non vorrai mica fermare il tempo?>>

<<Non scherzare! Lo sai che non si può, ma si può rimanere giovani molto a lungo.>>

Già, penso, con la faccia tirata che sembra debba spezzarsi in due da un momento all’altro. Sarà una mia impressione ma sembra che non riesca nemmeno a muovere i muscoli facciali con naturalezza.

<<Sarebbe bello rimanere per sempre giovani.>> Prosegue. <<Pensa che bello se potessimo diventare immortali… quante cose si potrebbero fare. Potrei visitare tutti i luoghi della terra! A proposito… non ti ho raccontato… Ti ricordi che due mesi fa sono partita per New York?>>

<<Certo. Mi hai mandato una splendida cartolina!>>

<<Una figuraccia! Mi è scoppiato un seno in aereo… non mi sono mai vergognata tanto in vita mia. Ma ho denunciato la compagnia aerea… avevo il regolare passaporto… quindi lo sapevano e potevano darmi un posto più adatto…>>

La guardo incredula. Non posso fare a meno di chiedermi: ma ne vale davvero la pena? Possibile che questa ricerca maniacale per la perfezione fisica e l’eterna giovinezza valga tutto questo?

Continuiamo a parlare del più e del meno ancora per un’oretta.

Pago la nostra colazione e ci avviamo verso il parcheggio. L’accompagno fino alla sua macchina.

<Mi raccomando, fatti sentire più spesso. E la prossima volta che vai in ospedale fammi sapere, che vengo a trovarti.>>

Ci abbracciamo e la vedo salire in macchina e partire.

Mi fermo un attimo a vedere quell’auto allontanarsi e mi chiedo che cosa cambierà la prossima volta. Chissà, forse troveranno un modo per ringiovanire il corpo e farlo rimanere per sempre giovane e non solo esternamente…

Non posso fare a meno di chiedermi se come vera amica dovrei dirle che sta sbagliando e che tutte quelle operazioni forse la ringiovaniscono, ma in realtà la imbruttiscono, facendola sembrare poco naturale e non espressiva. Ma forse una buona amica, se ha perso l’occasione di parlare la prima volta, tace per sempre.

Kinsy

domenica, 15 marzo 2009

DottoressaMentre l’uomo si abbottonava la camicia sulla pancia gonfia come un pallone, il medico si sedette alla scrivania per fare il punto della situazione, prescrivergli nuovi esami.

<<Sono molto preoccupato per il suo cuore. Innanzitutto è fondamentale che smetta di bere: ne va della sua vita!>> Gli disse con voce greve. E poi proseguì, porgendogli un’impegnativa: <<Sarà necessario procedere ad un elettrocardiogramma. Non appena ha i risultati mi faccia sapere.>>

Il paziente ringraziò il dottore e uscì affranto dall’ambulatorio.

Il medico guardò il diario degli appuntamenti: aveva appena concluso l’ultimo della giornata. Dopo aver verificato che nella sala d’attesa non ci fosse per caso qualche paziente imprevisto, si tolse il camice e chiuse l’ambulatorio.

Si fermò al bar di fronte. Il barman, non appena lo vide entrare, preparò il solito Gingerino, salutandolo calorosamente: <<Buona sera dottore. Ha finito presto oggi!>>

<<A volte capita…>> Rispose cordialmente e, sorseggiando il suo aperitivo, si girò per guardare gli altri clienti del locale. Con sua somma sorpresa vide il suo ultimo paziente tracannare un bicchiere di vino rosso. Non esitò un attimo e gli si avvicinò: <<Ma cosa le ho appena detto?>>

L’uomo, senza battere ciglio, replicò: <<Inizio la dieta domani, signor dottore!>>

Kinsy
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categoria : racconti

sabato, 14 marzo 2009

Corso di blog writing

Maurizio Barbarisi è l’autore di Briciolanellatte, blog di racconti, ma non solo. In questo volume ha raccolto i suoi appunti e le proprie esperienze nell’elaborazione di racconti brevi da pubblicare in un blog, creando un corso dettagliato su molti aspetti della scrittura. Corso utile non solo agli autori di blogs letterari, ma anche a chi ha voglia di scrivere in generale.

Nel corso Barbarisi parla di punteggiatura, lingua e lessico per iniziare, della creazione mentale del racconto e della sua realizzazione scritta, addentrandosi nella scelta della persona narrante, dei dialoghi e dei personaggi, fino ad approfondire i principali strumenti narrativi, concludendo con consigli per superare il blocco della pagina bianca, suggerendo esercizi di sviluppo della creatività. Il libro si conclude con una serie di racconti scritti dall’autore stesso (e già pubblicati sul proprio blog), che sono stati usati come esempi pratici durante la trattazione del corso. Ed è qui la forza di questo manuale: rendendolo più comprensibile ed interessante.

Non mi trovo, però, d’accordo con Barbarisi riguardo a due cose:

1)      La reazione di schede dettagliate per la definizione dei personaggi, trovandolo un lavoro eccessivo (e inutile se non come esercizio di scrittura) per racconti così brevi; potrebbe essere invece molto interessante per un romanzo.

2)      La possibilità che un blog-racconto possa essere senza finale; come lettrice, infatti, non amo affatto leggere anche poche righe, che non trovino una qualche conclusione: le storie senza finale mi lasciano l’amaro in bocca e un certo risentimento verso l’autore.

Ho letto tutto il libro con la matita in mano, prestando molta attenzione e sottolineando parecchi passaggi. E credo che lo terrò a portata di mano per rileggerlo e consultarlo molte volte.

Kinsy

domenica, 08 marzo 2009

Ieri ho fatto un giretto per vetrine e negozi. Giunta davanti alla libreria non ho resistito: ho voluto controllare se avessero davvero in vendita il mio libro, come mi era stato detto dalla casa editrice. Ho cercato tra i scaffali, in alto e in basso e poi, quasi scoraggiata, quando mio marito mi ha detto “prova a chiedere al commesso…”, l’ho intravisto su uno scaffale nascosto. Ce n’erano ben quattro copie, nascoste, ma c’erano.

Se poi penso che il mio libro si trova in vetrina presso l’edicolante del comune (l’ho già detto: a volte vivere in piccoli comuni è un vantaggio), posso ritenermi fortunata: non tutti gli esordienti hanno diritto a tanto.

Comunque fa piacere vedere il proprio lavoro esposto, anche se in realtà alla fine contano le vendite…

Kinsy

martedì, 03 marzo 2009

La televisione era accesa, ma Carlo non la guardava. Era semplicemente sdraiato sul divano e ripensava a quello che era successo a scuola quella mattina.

Aveva dovuto farlo.

Quando aveva scoperto, sentendo casualmente una telefonata tra adolescenti, che a sua sorella le piaceva il bulletto della classe, non aveva avuto altra scelta. Conosceva quel tipo di ragazzo: collezionavano una sfilza di ragazze, senza preoccuparsi dei loro sentimenti, usandole e buttandole via dopo poco, ferendole. Lui ne era un classico esempio. Ma non sopportava l’idea che qualcuno si comportasse così con sua sorella. E così aveva deciso di intervenire. Naturalmente non avrebbe detto niente a Luisa; avrebbe agito nell’ombra, ma l’avrebbe salvata da quel individuo.

A ricreazione si era avvicinato al ragazzino, che circondato dagli amici, si atteggiava a uomo vissuto, fumando una sigaretta. Lo aveva chiamato in disparte e afferratogli i collo della felpa, gli aveva sibilato: <<Stai lontano da mia sorella!>>

Semplice ed efficace. Lo aveva lasciato lì attonito, con la bocca spalancata.

Mentre era perso in questi ricordi, entrò sua sorella canticchiando. Era raggiante.

<<Ehi! Sei allegra…>>

<<E a te cosa importa?>>

<<Uff! Facevo per dire.>>

Luisa entrò in camera sua e un minuto più tardi si ripresentò in salotto.

<<Comunque sì, sono felice. E sembra che debba ringraziare te…>> E si voltò per uscire di nuovo, ma Carlo la fermò: <<Perché?>> Le chiese senza guardarla.

<<Mi sono messa con Mirco! Pensa, ha detto che non gli interessavo, ma poi ha parlato con te e… be’, ha detto, ‘se sei tanto importante per tuo fratello, un motivo ci deve essere.’ Cosa vi siete detti?>>

Carlo scuro in volto, si girò verso la televisione e sussurrò a malapena: <<Niente.>>

Kinsy
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categoria : racconti

martedì, 24 febbraio 2009

StilograficaHo sempre saputo che nella vita avrei scritto. Sin da bambina, ancora prima di imparare a farlo, riempivo quaderni interi di segni grafici inventanti, ma che per me rappresentavano la parola scritta e tutte le storie che avevo in testa. Quando poi ho imparato a farlo, mi hanno regalato il mio primo diario segreto, dove annotavo gli eventi che mi capitavano durante la giornata, come se vivessi quotidianamente un’avventura. Era tutto il mio mondo. La fase del diario è durata molti anni, per poi diluirsi in pagine sparpagliate, che riempivo quando ero particolarmente triste.

I miei genitori, finalmente, decisero di regalarmi una macchina da scrivere, viste le mie infinite insistenze e comprendendo che in qualche modo ero destinata a possedere tale oggetto. Ho cominciato così a ricopiare molte cose che avevo scritto: racconti, appunti (ahimè, tutto materiale buttato via) e poi, in mancanza d’altro, a ricopiare le ricette di cucina di mia mamma, con la scusa di ordinarle un po’ il ricettario. Per essere più veloce, ho anche provato ad imparare da sola un po’ di dattilografia; non sono arrivata alla fine del “corso”, ma uso quasi tutte le dita, anche se non nel modo corretto.

Arrivò infine il computer, ma con esso anche una pausa dalla scrittura. Niente più racconti, niente più trascrizioni di ricette o passi di libri famosi, perché era un oggetto che si prestava ad altre funzioni: giochi, grafica e lavoro. Mi ci è voluto più di qualche anno per   riscoprire il gusto della tastiera e apprezzare la comodità di poter archiviare tutto quello che scrivevo, senza disseminare fogli o quaderni in giro per la camera.

Però un po’ di magia era persa, ed è per questo che spesso mi ritrovo a scrivere a penna, per poi ricopiare il tutto.

Kinsy
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categoria : scrivere

venerdì, 20 febbraio 2009

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Sono passati ben cinque giorni dal mio ultimo post… ne avrei cose da dire, o almeno ne ho pensate tante… purtroppo gli impegni quotidiani, a volte, mi tengono lontana dal computer o dal quaderno degli appunti per qualche giorno. Mi sono così accorta che le idee, man mano che passano i giorni, vanno scemando, e anche la facilità con cui trovo le parole per esprimerne i concetti.

Riporto qui di seguito un pensiero estrapolato da "Le paure del business writter" dal sito Il mestiere di scrivere, che rende molto bene ciò che sto provando in questo momento:

 

“L’attività di scrittura somiglia più di quanto si immagini a un’attività sportiva: più ci si allena, più si diventa bravi, si migliorano tempi e prestazioni.”

 

Kinsy

domenica, 15 febbraio 2009

Augias

Adoro il modo di scrivere di Augias: chiaro, semplice e scorrevole. E questo libro non fa eccezione.

Augias ripercorre molte vicende storiche e culturali che hanno fatto diventare Roma quella che è oggi, attraverso i suoi scrittori, poeti, pittori, regnanti, politici, ma anche attraverso la cronaca nera. Descrive luoghi, chiese e monumenti.

Una lettura interessantissima e una guida della città diversa da qualsiasi altra. Ho così sottolineato molti passaggi e segnato le pagine con le linguette colorate, così quando tornerò a Roma potrò visitare luoghi ancora inesplorati e rivedere zone con un altro occhio, anche se con la nascita della mia piccolina non credo che ci andrò con cadenza annuale come in questi ultimi dieci anni…

 

Ne hanno parlato anche:

1)      PattyBruce

2)      Francy

Kinsy

domenica, 08 febbraio 2009

HemingwayDurante la Prima Guerra Mondiale il tenente Henry, addetto al servizio ambulanze presso l’esercito italiano, rimane ferito. Portato all’ospedale militare, incontra Caterine, infermiera inglese, e i due si innamorano. Ritornato al fronte, decide di scappare in Svizzera con la sua amata per far nascere il loro bambino lontano dalla guerra.

Per molte persone ciò che sto per dire è una grande eresia, ma sinceramente Ernest Hemingway non mi piace. Avevo già letto uno dei suoi libri (Fiesta) e lo avevo trovato noioso. Questo romanzo me lo ha passato mio papà, insistendo perché lo leggessi. Risultato? Noioso. E’ quasi tutto basato su dialoghi, i quali sono frammentari, insignificanti ed inutilmente lunghi. Poi, mi sembra poco credibile che durante la Grande Guerra un gruppo di soldati, seppure graduati e addetti al trasporto feriti, passi molto del proprio tempo a bere, sperperando un sacco di soldi (ma davvero in quegli anni i soldati guadagnavano tanto?).

Questa mania di parlare di ubriacature l’ho trovato anche in Fiesta e mi chiedo se non sia stata una costante nella vita di Hemingway. Be’, non sono affari miei… ma questa mania di vantarsi delle proprie bevute l’ho già sentita molte volte e non ho mai trovato queste storie minimamente interessanti, figuriamoci in un romanzo!

Kinsy


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